Lorenzaccio

3 febbraio 2009

VI. Un amico

Archiviato in: Daimonos — tangui @ 6:56 pm

Nei giorni successivi Tauro mi ha spiegato molte cose ed io ne ho capite altrettante di lui, e poche di me stesso. La guerra è finita e il mio paese l’ha persa. La conquista non è riuscita. Il sergente tornerà presto in patria ricevuto come merita un leale combattente dell’esercito. Catturato e curato dal nemico, rientra con le referenze del suo carnefice, protocollate dai ranghi miliari avversari. È così la guerra: ci si massacra davvero, senza finzione e poi alla fine ci si scambiano le cortesie: “ma lo sai che il tuo soldato è stato davvero coraggioso ? Non ha ceduto neppure dopo quattordici ore di tortura a piedi… Ah grazie,ma anche il tuo si è battuto come un leone, sacrificando il suo braccio destro per il vostro paese. Guarda ho scritto tutto qui. Sappiate che è un ottimo candidato. Premiatelo! Promuovetelo!”

Anche Tokyo, se il destino lo permetterà, seguirà lo stesso destino di onorificenze.

Io no. 

Io no perché non sono nessuno; perché non so ancora il mio nome, perché nonostante abbia ricordato molto della mia vita, ho ancora delle lacune profonde sulla mia provenienza familiare e sulla mia identità  e soprattutto su quello che ho fatto in guerra, se ho meritato, se ho disertato, se ho tradito. Sono stato ritrovato privo di sensi con la divisa a brandelli, senza piastrine di riconoscimento e i capelli incrostati di fango in una trincea vuota. Forse ho tentato la fuga, forse andavo in perlustrazione, da audace. Nessuno può dirlo.  

Presto, comunque tutti i prigionieri abili fisicamente saranno rimpatriati, in altre parole espulsi, cacciati come rifiuti tossici; resteranno qui i loro figli, fatti un po’ per caso un po’ per necessità nei villaggi e nelle foreste, a ricordarli come avviene in tutti i conflitti. E io dove andrò ? Di città in città per ritrovare i pezzi e poi una volta ritrovati ricostruirli ? Ma questa è la ricerca di una vita ! Di una vita di un altro, non della mia. È come scrivere la biografia di qualcuno, è un lavoro di documentazione, un lavoro sulle fonti: riconoscere i luoghi, interrogare le persone, sondare la mia memoria. È meglio allora accettare questo stato di cose e ripartire da qui, da questo ospedale-prigione, dalle mie cicatrici, dai miei pochi ricordi. Posso iniziare e considerare quella di prima un’altra vita senza preoccuparmi troppo se prima o poi mi ci ricollegherò. Potrei stabilirmi a P**** e trovare un lavoretto qualunque per sopravvivere; poi farò un po’ di sport per tenermi in forma e sarò gentile con tutti. Mi farò degli amici e piano piano affonderò le radici in un nuovo terreno.  Ogni tanto cercherò nei canali di informazione la mia foto fra le persone scomparse e forse uscirà fuori qualcosa o forse no. Ma sarà un passatempo per le giornate piovose, non un’ossessione.   Abbraccerò la vita così come si presenta.

 

 

capitolo  settimo

 

 

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