Lorenzaccio

11 febbraio 2009

VIII. Ritorno

Archiviato in: Daimonos — tangui @ 3:55 pm

Da circa un mese ho lasciato l’ospedale e ho fatto ritorno nel mio paese. Ho accettato l’invito di Tauro e mi sono stabilito a P****  senza troppe cerimonie. Con mia sorpresa il Sergente, come se già lo sapesse, mi ha aperto la strada e dunque al mio arrivo mi sono trovato già sistemato in una dignitosa stanza indipendente vicino ai laghetti e con un lavoro alle Ferrovie.

Sono l’uomo che sulle lunghe tratte passa con il carrellino delle bevande e dei panini per ristorare i viaggiatori. È un lavoro piacevole perché mi permette di chiacchierare con i clienti, con i pendolari annoiati e non mi fa sentire troppo solo. Inoltre Tauro dice che così ho più probabilità di riacquistare la memoria perché visito più località, sento accenti diversi e magari un giorno qualcuno potrebbe riconoscermi.

A dire il vero, al principio lui ha provato a spingermi a fare cose come apparire alla televisione o pubblicare una foto su un giornale nazionale, ma io sono stato irremovibile nel mio rifiuto. Continuo a pensare di non dover forzare alcunché e lasciar scorrere la vita vivendola ogni giorno.

A volte Tauro mi chiede se mi hanno assegnato la destinazione di A***, la città di Tokyo. Vuole sapere se ho consegnato il dossier ed io non ho il coraggio di dirgli che non l’ho nemmeno aperto. Lo rassicuro, gli rispondo che ho fatto domanda per essere inviato su quella linea di percorrenza, che il viaggio è imminente. Lui annuisce rilasciando le guance, ma  mi fissa con i suoi occhi acuti e penetranti finché non abbasso lo sguardo.

Le sere in cui non devo lavorare vado in un bar vicino casa e mi metto seduto al bancone ad osservare gli avventori. Scambio due parole con la ragazza alla cassa oppure accetto qualche sfida a  biliardo; ho scoperto di saper giocare abbastanza bene.

Ieri ho chiesto alla cassiera un appuntamento. Gliel’ho domandato mentre il padrone ci osservava da lontano pulendosi le dita unte di grasso sul grembiule; gliel’ho domandato mentre facevo girare il vino nel bicchiere creando gorghi rossi e schiumosi. Lei mi ha guardato per un istante e poi ha contato ad alta voce il resto per un cliente annuendo ad ogni banconota.

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