Lorenzaccio

3 febbraio 2009

III. Adesso!

Archiviato in: Daimonos — admin @ 6:52 pm

2005!

La data sì è impressa al contrario sul foglio di carta, proprio come avevo sperato. Riesco a leggere anche il giorno, il 29, ma non il mese che con tutta probabilità è rappresentato dalla sfilza di caratteri successiva. Tuttavia tenendo conto della lunghezza delle giornate e del calore del sole che incendia le lenzuola a qualsiasi ora, posso ipotizzare che sia un mese estivo, giugno o luglio forse.

Quindi, ora so che è un radioso 29 nel 2005 il giorno in cui sono tornato presente a me stesso, in cui mi sono rimpadronito del futuro iniziando ad accumulare briciole di passato in queste righe. Appena l’infermiere è uscito non mi sono subito gettato alla ricerca del foglio, ma, vincendo la smania, ho abbassato il pigiama e ho portato a termine la mia commedia. L’uomo potrebbe rientrare in ogni momento e, comunque, dopo pranzo il vaso viene svuotato immancabilmente; non è il caso di rischiare.

Oltre alla data, l’inchiostro ha trasferito anche altri segni: una serie di simboli in corpo maggiore e centrali che penso costituiscano il titolo del giornale, un’altra parola posta sulla stessa riga della data e parte della notizia di prima pagina. È proprio la piccola scritta in corrispondenza della data che mi incuriosisce di più: sono quasi certo che si tratti del posto in cui mi trovo o della città più vicina. Se solo sapessi interpretare questo strano alfabeto! Voglio ricopiarla qui sul diario:

 

 

 

Ecco fatto!

 

Ho trascorso il resto della giornata cercando di ricordare eventi della mia vita precedenti ma credo di aver finito per addormentarmi e fantasticare. Mi sono sicuramente immaginato di aver passato del tempo in un grande casale di campagna rincorrendo una bambina intorno a un imponente quercia di sughero; la bambina è sempre voltata e non riesco a vedere bene il viso, ma ridiamo entrambi, con il respiro affannato. Stiamo giocando e nel gioco passiamo accanto a un uomo seduto su di un dondolo: ha la testa reclinata perché sta suonando uno strumento, è una chitarra e sento come pizzica le corde…una musica che come una mano mi scende nelle corte radici della memoria, attivando i miei torpori. Io mi fermo, piantato lì davanti alle oscillazioni del dondolo che si avvicina per poi riallontanarsi, sto zitto, impalato a scrutare quell’uomo dai capelli scuri che ora inizia a modulare le note con un fischio; ecco allora che anche io mi scopro a fischiare un motivo familiare, che appartiene all’infanzia di qualcuno, forse la mia e così piano piano ritorno alla coscienza, sibilando, tossendo, con frammenti del mio passato che fuggono, soffiati via dalla bocca racchiusa nel fischio.

È svanita la calma del sogno, la sensazione, quando si è fanciulli, che il tempo sia un profondo batuffolo di ovatta che ci avvolge, l’impressione di dominare lo spazio che ci circonda. Nell’età adulta ci si sente padroni della realtà come uno scienziato lo è degli elementi del suo laboratorio, un continuo rincorrere l’universo per renderlo prevedibile e rallentarlo, una splendida costruzione della Ragione; ma quando si è bambini ci si sente come dei maghi ai quali la natura si da spontaneamente senza sforzi nostri. Siamo degli alchimisti che con il movimento delle mani spostiamo gli oggetti e le dimensioni della storia come nella favola dell’Apprendista Stregone.

Ripiombo nel 2005, nella mia cella pulitissima a interrogarmi sul presente mentre la notte si incammina verso il giorno.

 

 

capitolo  quarto

 

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